martedì 26 luglio 2011

PSICOLOGIA MASCHILE

Quando la tua donna ti dice che vuole lasciarti, tu non crederci. Non crederci neanche quando ti dice che è stanca dei tuoi comportamenti, che non vuole più ascoltare le tue scuse, le poche volte in cui le pronunci, le poche volte in cui sono vere. Continua a far finta di nulla quando ti chiede tempo, e spazio, quando preferisce le amiche a te. Considera le sue follie come semplici capricci e dille sempre di sì, solo per non ascoltare più le sue preghiere. Farai progetti che si riveleranno giusti, agli esami tutti 30 e lode, una promozione sul lavoro e una carriera in salita. E quella sera in cui uscirai a festeggiare con la donna della tua vita, dopo un misto di pesce, ostriche e caviale ed un bicchiere di champagne, di troppo, lei inizierà a farti uno strano discorso. Strano per te, che non hai mai ascoltato le sue parole, che non hai mai creduto alle sue esclamazioni al centro di discorsi pesanti, che ti sei sempre lamentato della necessità di affrontate certi argomenti, sicuramente meno interessanti di una partita di calcetto. Non hai  neanche mai creduto a quel punto di non ritorno, che quando viene raggiunto non ti consente di tornare indietro, o a quella frase, sempre troppo uguale, con cui ti ha implorato di non farle perdere la pazienza. E ora ti ritrovi dopo una bella serata, una terrazza sul mare, una donna stupenda, la tua vita perfetta, ad ascoltare quelle parole. Tutto è così surreale, tu non le capisci. Lei ti dirà che sei l'uomo della sua vita e che ti ama da morire, ma che i tuoi comportamenti e la tua superficialità non le permettono più di continuare al tuo fianco. Ti chiederai se è uno scherzo o se è completamente impazzita. E dall'espressione del tuo viso lei ti capirà e ti risponderà come se quella domanda l'avessi fatta a lei. Ti risponderà con una fragorosa risata e tu penserai che è matta. Ti risponderà con una fragorosa risata e le si riempiranno gli occhi di lacrime. Ma non piangerà. Lo ha già fatto troppo spesso, per te. Ti chiederà dov'eri mentre lei, da sola, affrontava i suoi problemi, ti chiederà cosa stavi facendo invece di asciugare le sue lacrime, ti chiederà dell'appoggio che le avevi assicurato e di quella spalla forte a cui tenersi mentre precipitava, ti chiederà dove sono i fatti che le avevi promesso dopo i mille discorsi buttati al vento e la maturità di cui tanto ti vanti, incolpando lei di essere una bambina viziata, ti chiederà se ti sei accorto dei suoi cambiamenti, della calma da donna che ha sostituito l'impulsività della ragazzina, di quanto è mutata negli avvenimenti che tu consideravi una "depressione passeggera", ti chiederà cosa ti è rimasto di quelle mille parole, cosa è cambiato dopo tutte quelle discussioni, quelle che per te erano minuzie, che mettevi a tacere sbuffando e buttando giù la cornetta. Lei in quei momenti ha ben compreso lo stress che stavi vivendo e ha tralasciato, stringendoti la mano e appoggiando ogni tua scelta. Ma ogni notte insonne l'ha trascorsa a versare lacrime per te, a capire come comportarsi, cosa fare per farti sentire un po' della sua amarezza, a buttar giù veleno, a vederti allontanare su per la tua strada... lei immobile sulla sua. E questa sera te ne parla col sorriso, sorriso amaro, di rassegnazione, di una donna che non si è sentita più protetta dall'unica persona che ha da sempre contato nella sua vita. e ha preso una decisione, giusta o sbagliata che sia, ha bisogno di mutare queste ore sempre uguali, ha bisogno di sentirsi VIVA. Te ne parla, tu sei lì immobile. Non ti sembra vero che stia succedendo a te... tutto era stato così perfetto ultimamente. Ma la vita è un'equazione... tutti i conti finiscono in pari. Ed è il momento che si pareggi anche la vita di quella donna che continua a parlarti. Ti sta dicendo che con te, in queste condizioni, si sente soffocare, che non si sente più motivata, stimolata, ma solo un soprammobile da portare in giro, quando hai tempo. Ed ancora intontito ti lascia lì, un ultimo bacio posato sulle tue labbra, le lacrime che oramai non reggono più quel peso. Nella tua mente si accavallano mille e più situazioni... la vedi ridere felice e poi ricordi il sapore delle sue lacrime, il peso delle sue parole; ripercorri le vie fatte insieme, momenti indelebili stampati a fuoco e ti viene in mente quando ti chiedeva attenzioni e ti maledici per aver fatto finta di non avere tempo; ti torna alla mente la vostra prima volta, quando era ancora una ragazzina indifesa, ora è una donna e solo così puoi apprezzare quanto diavolo sia cambiata, per te, per gli eventi; e te la immagini poi in quel vestito bianco, come già tante volte hai fatto, e quel pancione stupendo, ancora più donna, quella che era la tua donna. E l'angoscia e la malinconia pervadono ogni angolo del tuo corpo... quella strana sensazione che ti prende quando ti accorgi che non potrai più avere quello che hai perso, che non ci sarà mai più un momento in cui potrai stringerla tra le tue braccia e assaporare l'odore dei suoi capelli, della sua giovinezza. Quella che pochi minuti fa era la donna della tua vita, domani sarà la donna di qualcun'altro.
Con un gesto frettoloso tiri fuori il cellulare. Vuoi chiamarla e dirle che cambierai, che non la lascerai mai più da sola, che è la donna di una vita e la vuoi moglie e madre dei tuoi figli. Nessuno squillo... il suo cellulare è spento.

sabato 23 luglio 2011

Quanto più affascinanti tanto più pericolose: le MEDUSE

 SCIFOZOI
Rhizostoma pulmo, conosciuta come "il polmone di mare", tipica medusa del Mediterraneo, di frequente sulla costa Adriatica. Raramente i suoi tentacoli risultano essere urticanti.

Chironex fleckeri, meglio conosciuta come "vespa di mare"; è l'animale più velenoso del mondo, in grado di uccidere un uomo per arresto cardiaco. Popola i mari dell'Australia settentrionale.

Cotylorhiza tuberculata, meglio conosciuta come "cassiopea", popola il Mediterraneo. Non è una specie urticante.

Carybdea marsupialis, è atlantica ma si sta diffondendo nel Mediterraneo. Provoca grave ustioni e può mettere a rischio la vita dell'intossicato.

Olindias phosphorica, piccola e urticante; popola il Mediterraneo, soprattutto le coste siciliane.

Pelagia noctiluca, meglio conosciuta come "medusa luminosa" a causa della sua bioluminescenza; popola il Mediterraneo e l'Oceano Atlantico e provoca dolorose irritazioni.

Aurelia  aurita, conosciuta come "medusa a quadrifoglio", popola le coste dell'America settentrionale, dell'Europa e del Giappone; in misura minore è presente nel Mediterraneo. E' scarsamente urticante.


Chrysaora  hysoscella, meglio conosciuta come "medusa bruna", è la cugina della Pelagia noctiluca anche se ben più urticante. Popola il Mediterraneo.


IDROZOI
Physalia physalis, meglio conosciuta come "caravella portoghese", popola i mari tropicali e subtropicali ma sporadicamente è stata avvistata anche nel Mediterraneo. Il veleno dei suoi tentacoli può provocare paralisi ed arresto cardiaco.
 
Velella velella, così detta per la particolare forma che presenta, vive in alto mare ma spinta dal vento può avvicinarsi alla costa. E' capace di respirare aria atmosferica. Presenta tentacoli molto urticanti capaci di provocare cicatrici persistenti.

Octorchis gegenbauri, è comune nel Mediterraneo e da marzo a maggio si avvicina alla costa. Il tentacolo più grande contiene lo stomaco. 

Guarda dove metti i piedi: i RICCI di MARE

I ricci di mare (phylum Echinodermata) non hanno occhi in senso stretto, così come qualsiasi uomo possa immaginarsi. Da sempre i biologi si sono chiesti come facessero questi animali a reagire ugualmente alla luce solare, soprattutto dopo aver scoperto la presenza di una gran quantità di geni connessi allo sviluppo della retina (nell'uomo, è la zona direttamente coinvolta nella fotosensibilità dell'occhio) e che codificano per l'opsina, una proteina ampiamente diffusa in un occhio provvisto di retina. Questi precedenti studi hanno dato l'imput ad un team di biologi, che si sono concentrati sulla localizzazione dell'opsina nel corpo dei ricci di mare. Il team di ricercatori dell'Università di Gothenburg, in collaborazione con la dott.ssa M.I. Arnone della Stazione Zoologica "A. Dohrn" di Napoli, ha pubblicato un articolo sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), mostrando che i ricci di mare vedono con il loro intero corpo, pur non avendo alcun occhio. Infatti, hanno scoperto la presenza di fotorecettori, le cellule sensibili alla luce, all'estremità dei pedicelli ambulacrali, strutture tubolari che consentono la deambulazione e favoriscono l'alimentazione. I pedicelli ambulacrali sono distribuiti lungo tutto il corpo degli echinodermi e sono quindi anche la sede in cui sono localizzate le cellule fotorecettrici.Mediante un'approfondita analisi genetica e biomolecolare, questi ricercatori hanno anche scoperto che i fotorecettori dei vari pedicelli si comportano in coordinazione come un grande occhio composto  e che la sensibilità alla luce non è presente in questi animali finché non si è completamente formato il dermascheletro di calcite. Quest'ultimo, facendo ombra sui pedicelli, consente all'animale di ottenere informazioni anche sulla direzione da cui proviene la luce.

sabato 16 luglio 2011

Quando PSEUDOMONAS può fare molto altro....

Un team di esperti di restauro di opere d'arte provenienti da Spagna e Italia è riuscito a dimostrare che è possibile pulire dei capolavori con i batteri in modo veloce, mirato e prudente. Per di più, essi hanno anche mostrato che oltre a essere rispettosi dei dipinti, questi utili microorganismi sono anche gentili con gli stessi restauratori e l'ambiente circostante. Fino ad ora le opzioni per il restauro erano costituite da sostanze chimiche aggressive, non-selettive e tossiche o dall'erosione della crosta con mezzi meccanici che spesso causano dei danni. Attraverso la collaborazione tra l'Istituto di restauro del patrimonio (IRP) presso l'Università di Valencia, Spagna, ed esperti che lavorano al restauro di dipinti murali al Campo Santo di Pisa, Italia, questi nuovi metodi sono stati provati e testati. La collaborazione è avvenuta mentre i restauratori provenienti dall'IRP erano al lavoro sulle pitture murali nella chiesa di Santos Juanes, Valencia, Spagna. Queste pitture murali andarono quasi completamente distrutte in un incendio nel 1936 e poi caddero vittima di un pessimo lavoro di restauro negli anni 60 del secolo scorso. Il team proveniente dall'IRP ha iniziato a provare le nuove tecniche per "riempire" con immagini digitali stampate trasferite gli spazi privi di pitture. Tuttavia, l'efflorescenza salina, le croste bianche presenti sui dipinti causate da un accumulo di sali cristallizzati e colla gelatina, si è dimostrata essere un grave ostacolo. "A causa dell'azione di gravità ed evaporazione, i sali della materia organica in decomposizione migrano verso i dipinti e producono una crosta bianca che nasconde il capolavoro e a volte può anche causare l'allentamento dello strato di pittura," commenta la dott.ssa Pilar Bosch, uno dei restauratori dell'IRP. Per esaminare altre opzioni, i ricercatori dell'IRP sono allora andati in Italia per informarsi sul lavoro all'avanguardia che viene lì portato avanti nel Campo Santo di Pisa.Sotto la guida del microbiologo Gianluigi Colalucci, i restauratori lì stavano usando i batteri per rimuovere la colla indurita che i metodi tradizionali trovavano così difficile da eliminare. I batteri usati sono un ceppo di Pseudomonas bacteria che letteralmente mangia l'efflorescenza salina che si accumula nelle volte dove sono collocati i dipinti e dove normalmente amano risiedere i piccioni. Grazie alla collaborazione tra i due paesi, i restauratori sono stati in grado di condividere le migliori prassi e di scoprire ciò che funziona meglio su diversi tipi di dipinti."In Italia usano dell'ovatta per applicare i microorganismi," ha commentato la dott.ssa Bosch. "Noi però abbiamo sviluppato un gel che agisce sulla superficie, che impedisce all'umidità di penetrare in profondità nel materiale causando nuovi problemi." Poiché i batteri prosperano solo in ambienti umidi, la dott.ssa Bosch spiega quanto sia importante il processo di asciugatura: "Dopo un'ora e mezza noi rimuoviamo il gel con i batteri. La superficie viene quindi pulita e asciugata." I più grandi capolavori europei sono sempre stati delicati; le funi e le teche dei musei che ci separano dalle nostre opere preferite sono la prova di questa natura delicata. Ma ora, grazie a questa ricerca, gli antichi capolavori possono essere mantenuti "giovani" ancora per molti anni."Dopo i buoni risultati dei test noi proseguiremo gli studi e miglioreremo la tecnica con l'obbiettivo di trasferirla anche ad altre superfici," ha commentato la dott.ssa Bosch. "Poiché in natura troviamo diverse specie di batteri che si nutrono praticamente di tutto, noi siamo convinti di poter eliminare altre sostanze da diversi tipi di materiali."

Can you hear me?

Hello ...
Do you miss me
I hear you say you do
but not the way I'm missing you
What's new
How's the weather
Is it stormy where you are
You sound so close but it feels like you're so far
Oh would it mean anything
If you knew
What I'm left imagining
In my mind
My mind
Would you go
Would you go
Kiss the rain
As you fall
Over me
Think of me
Think of me
Think of me
Only me
Kiss the rain

venerdì 15 luglio 2011

Il CNR ricostruisce la mappa genica per la sindrome di Down

Il 21 aprile 2011 usciva su Il Mattino un articolo riguardante un grande successo nell'ambito della ricerca, sostenuto da ricercatori napoletani del CNR (Alfredo Ciccodicola è il mio docente di Citogenetica e Genetica umana). I media gli hanno dato l'attenzione che hanno ritenuto opportuno (NULLA) ed io, in qualità di aspirante biologa, vi riporto l'articolo. Continuerò a chiedermi come mai un'Italia che vanta di questi ricercatori non investe un centesimo nella ricerca... eppure il Sildenafil (comunemente noto come Viagra), di cui fa tanto uso il nostro caro Presidente della Repubblica, nasce da una lunga sperimentazione...

NAPOLI - Mappato il profilo completo dei geni alterati nei pazienti affetti dalla sindrome di Down. Grazie all'impiego di una tecnologia e di un protocollo innovativi, l'Istituto di genetica e biofisica “Adriano Buzzati Traverso” (Igb) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha ottenuto la speciale mappa, scoprendo che è proprio l'interazione dei geni presenti sul cromosoma 21 con altri geni a determinarne le alterazioni patologiche. Lo studio, pubblicato su PLos One, è stato coordinato da Alfredo Ciccodicola e condotto da Valerio Costa, ricercatori dell'Igb-Cnr di Napoli. I pazienti affetti da sindrome di Down presentano un cromosoma 21 in triplice copia, rispetto alle due copie degli individui normali. Da anni gli studiosi lavorano per comprendere quali sono i geni responsabili delle manifestazioni cliniche della sindrome e per migliorare le condizioni e l'aspettativa di vita nei pazienti. «Costruire una 'mappà accurata dei geni alterati nei malati è il primo passo verso la cura», spiega Ciccodicola. «Avere la possibilità di studiarne la sequenza può fornire una più accurata rappresentazione, ad alta definizione, di come la patologia nasce ed evolve». Questo è ora possibile grazie al “sequenziamento di nuova generazione” (next generation sequencing), realizzato con l'innovativa tecnologia - di cui esistono pochi esemplari in Italia e due al Cnr - che consente di ottenere in tempi molto brevi un quadro più completo e dettagliato delle malattie genetiche. «Si tratta di una procedura di “sequenziamento massivo” (deep sequencing) su larga scala -sottolinea Ciccodicola- che richiede una stretta interazione tra competenze avanzate di biologia molecolare e di bioinformatica. Un software ricostruisce una “mappa” ad alta risoluzione componendo milioni di piccoli frammenti. Una procedura impensabile fino a pochi anni fa, poichè richiedeva anni di lavoro e investimenti molto ingenti». L'analisi bioinformatica è stata sviluppata in collaborazione con Claudia Angelini, ricercatrice presso la sezione napoletana dell'Istituto per le applicazioni del calcolo “Mauro Picone”. «Grazie a questa innovativa tecnologia siamo riusciti a comprendere che non solo i geni presenti sul cromosoma 21 sono responsabili della malattia», spiega Costa, primo autore dello studio, «ma è la loro interazione con altri geni a determinare le alterazioni patologiche della sindrome». Inoltre, «questa metodica, unita all'utilizzo di un nuovo protocollo sperimentale nella preparazione dei campioni da sequenziare, ha reso possibile l'identificazione di forme alternative di alcuni geni presenti esclusivamente nelle cellule dei pazienti - aggiunge Costa - e ha consentito, per la prima volta, di analizzare piccole molecole di Rna che interagiscono con i geni regolandone la loro espressione». La mappa ottenuta dai ricercatori napoletani costituisce una base per future applicazioni cliniche, volte a migliorare la qualità di vita dei pazienti. E rappresenta, spiegano, un valido modello per l'analisi di altre malattie genetiche, come recentemente dimostrato per l'Alzheimer e per diversi tipi di tumore.

Libertas

E' libero chi non ha presunzioni, chi non ha schemi mentali. E' anche libero chi ammette la sua ignoranza e opera per migliorarsi. E' libero chi guarda oltre il proprio naso, è libero un biologo che s'interessa di matematica, è libero un linguista che studia la meccanica. E' libero chi sa dell'esistenza dei colori e non ammette solo il bianco o il nero. E' libero anche chi è sempre pronto ad ascoltare altre ragioni, oltre la sua. E' libero chi non si sazia mai, chi finisce una lettura e ne comincia subito un'altra, di altro genere, di altro argomento. Chi non si accontenta della verità dei media e ne cerca una propria, chi la vita ha da sempre voluto gestirsela da sè e non ne ha mai affidato le redini a nessuno. E' libero chi guarda le altre culture con interesse e non con paura o ribrezzo. E' libero chi decide di denunciare, chi non ha paura di tacere, chi vuole che la realtà cambi, chi attivamente agisce per il nostro Paese e non attende che i miglioramenti arrivino da terzi.
E' libero chi, come me, crede che solo l'informazione LIBERA possa renderci uomini LIBERI.